Quaresima 2016 - i volti dei migranti a Piacenza |
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La misericordia di Dio nel volto dei migranti incontrati a Piacenza
E' un volto che non ti aspetti, un volto che non apprezzi, che non avresti immaginato o forse desiderato incontrare: un volto estraneo. Spesso non sorride, ha occhi che chiedono più di quanto fanno le poche parole conosciute in italiano o in un'altra "lingua ponte" e che raccontano molto più di quello che possono fare i laceri documenti che ancora portano con sé. Accogliamo da anni, lo abbiamo fatto con i boat-people vietnamiti, con i profughi albanesi e kosovari, ma anche con i terremotati friulani...accogliere è nel DNA del cristiano! E dal 2011, assieme alle parrocchie come quella di Fiorenzuola e di San Vittore, al Centro Missionario e agli istituti religiosi come le suore Scalabriniane, del Buon Pastore, le Carmelitane e i frati di Santa Maria di Campagna, lo facciamo con i giovani che hanno iniziato ad attraversare il Mar Mediterraneo, spinti dalle "primavere arabe", prima, e dalle tempeste belliche, poi. La Diocesi allora, incaricando la Caritas del coordinamento, ha iniziato a prendersi cura di questi fratelli, accogliendoli ed accompagnandoli nel percorso – legittimo – di richiesta di asilo. Una cinquantina sono le persone attualmente ospitate dalla Chiesa Piacentina: giovani che provengono da nazioni diverse, fuggiti da conflitti diversi, da quelli noti come Afghanistan, Eritrea, Nigeria o Mali, a quelli meno conosciuti (ma non per questo inesistenti) come Togo, Guinea, Costa d'Avorio o Pakistan. Le storie di questi ragazzi sono spesso simili, hanno tutte come base il desiderio di una vita migliore, di una felicità che non teme i rischi della traversata del mare, dell'affidarsi a trafficanti senza scrupoli né pietà, dell'attraversamento di confini che si stanno sempre più chiudendo e militarizzando, anche in Europa. Tutti nutrono il desiderio di migliorare la propria esistenza, tutti hanno profonde ferite nell'anima, qualcuno anche sul corpo. E tutti ci guardano con un misto di speranza, timore e rassegnazione. Sono questi i volti che incontriamo, al mattino accompagnando i ragazzi a fare qualche visita o vaccinazione, a ritirare i documenti in questura o a frequentare le lezioni di lingua al Centro Migranti Scalabrini. Sono i volti che alcuni giovani piacentini hanno iniziato a conoscere in Caritas insegnando loro l'italiano o aiutandoli nei compiti di matematica. Ma accanto a questi volti ci sono anche quelli delle centinaia di stranieri che vivono da tempo nelle nostre comunità, che si sforzano di cavarsela, ma che, proprio in quanto stranieri, spesso non hanno una solida rete relazionale e sociale in grado di attutirne le cadute. Così una malattia, un licenziamento, un problema amministrativo o coniugale, può costringere molti stranieri, fino al giorno prima sufficientemente integrati, a doversi rivolgersi al Centro d'Ascolto della Caritas diocesana o a quelli parrocchiali. Ed ecco allora riapparire quei volti: volti che tanti temono, forse anche perché interpellano in profondità, interrogandoci sullo stile di vita e di consumi che siamo abituati a tenere e sulle ingiustizie di questo mondo, che ci vedono spesso inconsapevoli complici. Volti di cui fatico a reggere lo sguardo... Francesco Millione – Operatore Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio |